“Come sei arrivata a fare quello che fai?” “Ma, precisamente, tu che fai?”

“Come fai a viaggiare così tanto?”
“Quando hai iniziato?”
“Come si diventa famosi su Instagram?”

“Mi dai qualche consiglio per diventare influencer?”
E, la più bella, “Ma tu non stai mai a casa?”
(Al che ho risposto “me lo chiede sempre anche mia madre”)

Oggi voglio rispondere alle domande più frequenti che ricevo, così poi invio direttamente il link del post -strategie di marketing!- raccontandovi un po’ di come ho iniziato e dove spero di arrivare.

Ho scaricato Instagram nel Maggio del 2013, quando ancora non si parlava di web influencer, di Chiara Ferragni, di engagement, insights e tarantelle. L’ho scaricato un po’ per caso, per applicare i filtri “Valencia” e “Nashville” alle foto da postare su Facebook – quasi mi commuovo a rivederle per l’incredibile improbabilità del risultato estetico, eppure ne ero così fiera!

Fotografavo quattro ciliegie in fila sulla mia scrivania, oscene nail art che consideravo pura arte moderna, i cofanetti di anelli con qualche libro random, i biglietti del cinema, ma raccontarvele non basta, voglio rovinarmi: ve le faccio vedere!

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Avete smesso di ridere? Ok, allora continuo.

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Poi pian piano, con il tempo, guardandomi intorno, ho iniziato a migliorare un po’: ho smesso di scattare le foto di notte, ho smesso di usare il flash, ho smesso soprattutto di mettermi lo smalto da sola per la gioia di tutti! Ho cominciato ad abbinare le foto le une alle altre e ho allenato l’occhio alle simmetrie e alle armonie degli #onthetable, ma è stata una crescita assolutamente naturale: non ho studiato, non ho fatto corsi, non ho partecipato a workshop, al massimo ho chiesto consiglio a qualche amica che ammiravo e che era un po’ più avanti di me nella “tecnica fotografica”, se di tecnica stiamo parlando.

“Perché la gente ti segue?”
Questa è una domanda da fare alla gente che mi segue, in realtà, ma io una risposta penso di averla: quello che fin dall’inizio hanno sempre sottolineato le ragazze che mi contattano è il mio modo di scrivere le didascalie, lunghissime didascalie in cui racconto della mia vita, di quello che faccio durante il giorno, delle sensazioni che provo, delle cose che mi succedono, questo mio modo di aprirmi ha permesso a moltissime ragazze di percepirmi come un’amica e quindi vengono a leggermi per sapere come sto, così come si manda un messaggio whatsapp “hey, com’è andata la tua giornata?”.

Una mia caratteristica principale, credo, sia la naturalezza con cui racconto la mia vita a migliaia di persone, senza nessun imbarazzo, senza nessuna costruzione, senza difficoltà, di base perché non sono una persona particolarmente riservata e, in più, perché fin dall’inizio mi raccontavo a quelle 70 persone e semplicemente ho continuato a farlo, non essendomi mai sentita tradita, giudicata, derisa.

Le cose di cui vado più fiera, infatti, sono i rapporti che ho creato tramite Instagram: ho incontrato dal vivo un numero incredibile di amiche che avevo conosciuto online (quasi tutte si sono rivelate le splendide persone che pensavo fossero, ma qualche fail l’ho vissuto anch’io, poi magari ve lo racconto!) .

Pian piano i followers sono aumentati e le aziende hanno iniziato a contattarmi per pubblicizzare i loro prodotti: spediscono a casa la maglietta X o la crema per il viso Y, piuttosto che un ciondolo o uno snack, e tu fai una foto taggando il brand per farlo conoscere alle ragazze che ti seguono, semplice no? Bene, in questo modo la Ferragni ha un fatturato di 20 milioni all’anno. Ok, ha decisamente altre entrate (ndr. le scarpe improbabilissime che vende), ma per ogni foto brandizzata che posta su Instagram guadagna intorno ai 10.000euro. E io lì, così, gasata per la mia collanina a forma di Ringo.

 

Oggi le cose sono cambiate: il mondo di Instagram ha fatto passi da gigante ed io sono cresciuta con lui, Instagram rimane un hobby (studio giurisprudenza), ma è un hobby che mi fa guadagnare bene ed anche i mie genitori non lo considerano più “tempo perso”. Instagram mi ha regalato moltissime soddisfazioni e mi ha fatto viaggiare tantissimo (apro una parentesi sul “come fai a viaggiare così tanto?” – vengono organizzati molti tour da enti del turismo per la valorizzazione del territorio tramite i social, quindi vengo invitata per mostrare le bellezze di una città, piuttosto che i comfort di un hotel o la qualità dei piatti di un ristorante).

“Come faccio a diventare influencer?”
Parto dal presupposto che, secondo me, oggi è molto più difficile crescere: Chiara Ferragni ha avuto così tanto successo perché ha intuito la strada verso cui si stava orientando il mercato e l’ha imboccata prima degli altri. Oggi quante fashion blogger esistono? Miliardi, perciò è molto più complicato farsi notare, c’è più “concorrenza” e credo si stia arrivando ad un punto di saturazione del mercato, se c’è troppa offerta si svaluta tutto, no? (questi termini rubati all’economia me li sto mezzo inventando).

Mentre postavo le prime foto non pensavo mica a diventare “influencer”, volevo solo scrivere alle mie venti amiche online! Quello che noto nelle ragazze che iniziano ora percorsi sui social è la costruzione: si vede che si impegnano per diventare l’influencer del nuovo millennio, si nota la simpatia innaturale nelle stories, si percepisce la finzione nelle didascalie, la forzatura del tutto.

Io credo inoltre, e forse per questa cosa risulterò abbastanza impopolare, che sia necessario avere qualcosa da dire per poter avere successo, ma in generale nella vita: non bastano quattro foto della bibita dimagrante di turno o due scatti di outfit di Zara visti e rivisti per definirsi “influencer”, bisogna raccontare, creare legami, fiducia, addirittura affetto – non esagero – con i propri followers. Bisogna emozionare, innovare, smuovere, ispirare, far riflettere. “Io sono qui e ho qualcosa da dirvi, un messaggio da trasmettervi, un talento da mostrarvi”.

“Io sono qui e vi do il mio codice sconto per la crema antiacne, la maglietta con la stampa di Topolino, le pantofole di peluche, il braccialetto finto Pandora, mia nonna e i sette nani” non funzionerà per molto, ne sono sicura amici.

Consigli base per le foto su Instagram

Non basta, però, avere qualcosa da dire: bisogna anche saperlo dire; ed ecco che diventa importante saper scattare belle foto. Vi lascio con alcuni consigli, i primi che ho appreso anch’io, per chi vuole curare un po’ di più il profilo Instagram (ovviamente ognuno può gestire la propria galleria come meglio crede, ma secondo me queste dritte possono aiutarvi):

-selezionare le foto: non dovete necessariamente fotografare qualsiasi cosa vi capiti sotto tiro, scegliete i momenti che volete raccontare e concentratevi su quelli per far venir fuori le foto più belle.

– mai scattare di notte: le foto notturne solo con una super attrezzatura per fotografare le scie delle macchine e le luci della città, se dovete fotografare la cena al ristorante con l’Iphone è meglio lasciar perdere, è molto difficile che venga fuori una bella foto.

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Foto a caso scattata di notte

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Foto a caso scattata di notte

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Foto a caso scattata di giorno

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Foto a caso scattata di giorno

-mai scattare con il flash: peggio di scattare di notte c’è scattare di notte con il flash (non credo che qualcuno lo usi a mezzogiorno lol), l’elemento in primo piano uscirà bianchissimo per la luce del flash e tutto intorno ombre e demoni. No amici, la torcia del telefono solo per cercare il telecomando tra i cuscini del divano la sera.

-fare attenzione al taglio della foto: cercate di includere nella foto gli elementi che volete ritrarre nella loro totalità, non tagliate parte del piatto, metà faccia delle persone, tre quarti di tazzina di caffè oppure, se volete farlo, cercate sempre l’armonia, l’effetto non deve essere “una brusca interruzione della foto”, ma magari “un taglio artistico” (questa cosa la sto imparando ancora anche io)

-no alle foto di gruppo, i selfie di compleanno, gli scatti del matrimonio della zia: Instagram non è Facebook.

-attenzione alle luci: le foto migliori sono scattate con la luce naturale, senza lampade (a meno che non parliamo di studi fotografici appositamente attrezzati), quindi cercate una fonte di luce in casa e posizionate lì gli oggetti di scena (solitamente sposto il tavolo vicino al balcone per avere più luce); cercate di evitare anche il controluce: fotografare una figura che ha la fonte di luce alle sue spalle è particolarmente complicato, soprattutto se non vogliamo catturare solo le sagome (quante volte ho scritto luce?)

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Sagome in controluce (l’unico modo per scattare foto artistiche in controluce)

-scattate voi tutte le foto: non pubblicate fotografie prese da internet (perché perdete credibilità) e magari limitate anche la pubblicazione di citazioni e aforismi (già Facebook ne è invaso, gli utenti su Instagram sono più interessati a foto di cibo, outfit, viaggi)

-no alle cornici bianche attorno alle foto: fuori moda ormai da qualche anno

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-no ai selfie con i filtri di Snapchat: sinceramente non sono contraria a qualche selfie postato ogni tanto, ci può stare per mostrare il make-up o qualche gioiello, ma devono essere comunque selfie “pensati” e non “scattati random”, quindi attenzione alle luci e allo sfondo!

Preso appunti? Ottimo! Se avete altre domande, sapete dove trovarmi, intanto vado a scorrere altre foto del 2013 nella galleria di Instagram @martiipal

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Un pensiero su ““Come sei arrivata a fare quello che fai?” “Ma, precisamente, tu che fai?”

  1. Sei fonte di ispirazione, ciò che fai lo fai con naturalezza e si vede, per questo sei apprezzata. Io mi accontento di quei 800 followers scarsi che appaiono e scompaiono giornalmente, mi piace Instagram e continuo ad usarlo per divertimento. Magari seguo qualche tua dritta, non si sa mai…ciau.

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