E’ una gelida giornata invernale a San Francisco

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E’ una gelida giornata invernale a San Francisco. Una donna in una Honda rossa con i regali di Natale accatastati sul sedile posteriore, arriva al casello del pedaggio autostradale per il ponte sulla baia. “Pago per me e per le sei auto dietro di me” dice con un sorriso. Consegna sette biglietti per i pendolari e riparte.
Uno dopo l’altro, gli automobilisti arrivano al casello solo per sentirsi dire: “Una signora lì davanti ha già pagato per voi. Buona giornata.” La donna della Honda, si venne a sapere, aveva letto qualcosa su un biglietto attaccato con del nastro adesivo al frigorifero di un amico:”Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso“. La frase le sembrò rivolta direttamente a lei e se la ricopiò.

Judy Foreman notò la stessa frase scritta con della vernice a spruzzo sul muro di un magazzino a 150 chilometri da casa sua. Per giorni le rimase in mente, e alla fine si arrese e ripercorse tutta la strada per ricopiarla. “Mi è sembrata incredibilmente bella“, disse. E si mise a trascriverla in fondo a tutte le sue lettere, “come se fosse un messaggio dall’alto“. A suo marito Frank la frase piacque tanto che la appese alla parete dell’aula per i suoi alunni di seconda media, fra i quali vi era la figlia di una giornalista locale.

La giornalista la trascrisse nella sua rubrica sul quotidiano, ammettendo che, sebbene le piacesse, non ne conosceva la provenienza né sapeva cosa volesse effettivamente dire.

Due giorni dopo si ebbe notizie di Anne Hebert. Alta, bionda, californiana, la Hebert vive a Marin, una delle dieci contee più ricche degli USA, dove custodisce le case in assenza dei proprietari, svolge lavori saltuari, scrive, sopravvive. Fu in una tavola calda di Sausalito che la Hebert trascrisse su una tovaglietta la frase tanto ricercata. Da giorni le ronzava per la testa. La scrisse così, senza pensarci troppo e senza sapere che quelle poche parole avrebbero fatto il giro del mondo.

Alla pressanti richieste della stampa rispose: “Questa è l’idea: Tutto ciò di cui pensi possa essercene bisogno regalalo a casaccio“. Fra le sue fantasticherie vi sono: 1) irrompere in una scuola dall’aspetto deprimente per dipingere le aule; 2) lasciare pasti caldi nella parte povera della città; 3) far scivolare denaro nel portamonete di una donna povera ma orgogliosa. Disse ancora la Hebert: “La gentilezza può generare gentilezza, tanto quanto la violenza genera violenza.”

Ora la frase si sta diffondendo su adesivi, sui muri, in fondo alle lettere, nei biglietti da visita. Con il suo propagarsi si diffonde anche la visione di una “bontà da guerriglia”. Se andate su Google e cercate “Random acts of kindness” (atti di gentilezza casuali) troverete decine di associazioni che sembra abbiano abbracciato e fatta propria la teoria della gentilezza.

Eccovi una lista di atti di bellezza apparentemente privi di senso letti sulla rete:

  • A Portland, nell’Oregon, un uomo ha infilato una moneta nel parchimetro di uno sconosciuto appena in tempo per non fargli prendere la multa.
  • A Patterson, nel New Jersey, una dozzina di persone con secchi, stracci e bulbi di tulipano hanno ripulito una casa cadente mentre i fragili e anziani proprietari stavano lì a guardare, sbalorditi e sorridenti.
  • A Chicago un adolescente è intento a spalare un vialetto e, dopo aver letto quella frase, racconta di essere stato preso da un impulso “Ma che cavolo! Non mi vede nessuno!”. E comincia a spalare anche quello del vicino!
    E’ un’anarchia positiva, un disordine, un disturbo piacevole.
  • Un uomo a Sant Louis, la cui auto è stata appena tamponata da una giovane donna le fa cenno di andarsene dicendo: “E’ solo un graffio. Non si preoccupi.”
  • Ad Atlanta un uomo strofina una panchina per cancellarne i graffiti.
Dicono che non si possa sorridere senza rallegrarsi un pò; allo stesso modo non si può compiere una gentilezza a casaccio senza sentirsi come se i propri guai fossero stati alleviati. E non si può essere destinatari di tali gentilezze senza provare uno choc, un sobbalzo piacevole.
Appena ho letto questa storia, ho pensato che avrei dovuto diffonderla ad ogni costo, ho pensato a voi, che mi ringraziate spesso su Instagram per le iniezioni di ottimismo che vi inietto e a quanto vi sarebbe piaciuto leggere queste parole. Non potevano mancare nel mio blog.
Se voi foste stati quegli automobilisti che si sono trovati il biglietto pagato cosa sareste stati ispirati a fare per qualcun altro? Avreste sorriso a un impiegato stanco? Avreste dato la precedenza ad un incrocio? O avreste fatto qualcosa di importante, di più grande? Fatelo lo stesso, magari domani, che il lunedì è sempre una giornataccia.

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